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Avanti ... 'ndrio!

6 Luglio 2010 alle 19:00

Dell’Utri ha concorso nel reato di cui all’art. 416 bis fino al 1992. Da lì in poi, non risulta che abbia posto in essere attività riconducibili alla fattispecie ex artt. 110 + 416 bis: non è che risultino attività criminose non riconducibili all’imputato Dell’Utri (chè, altrimenti , la formula assolutoria sarebbe stata “assolto per non aver commesso il fatto”)…; non ci sono proprio fatti di reato imputabili ad alcunché, dicono i giudici. E meglio ancora, proprio per evidenziare la differenza tra un giudizio tecnico-giuridico e quello, ad esempio, storico o politico, il dispositivo della sentenza dice: il materiale documentale e testimoniale addotto dalla Procura non è sufficiente ad integrare giuridicamente la fattispecie incriminatrice ricavabile dalla congiunzione degli artt. 110 e 416 bis del codice penale (ovvero, concorso in associazione a delinquere di stampo mafioso); per cui, niente fatto di reato, nessun reo. Ma fino al 1992… Da un certo giorno in poi, del 1992, nessuno dei bravi ragazzi palermitani ha più chiesto niente al buon Marcello né lui a loro… Tutto è finito lì: è rimasta la stima, magari l’amicizia, ma niente più business insieme… O meglio, e come detto, ai giudici non risulta, non vi è la prova. 10 a 1 che la Suprema Corte annulla, magari con rinvio, e si andrà avanti così (annullamento e rinvio) finchè i fatti del ’92 non cadano in prescrizione… Questo, se non trovano il fegato di annullare senza rinvio subito e archiviare la pratica Dell’Utri senza perdere altro tempo.

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