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Il pg recrimina la sentenza dei giudici

30 Giugno 2010 alle 13:00

Dopo il diritto-dovere sostenuto in piena e legittima consapevolezza, c’è anche l’obbligo di tacere e non recriminare le ragioni dei giudici che hanno creduto di assolvere Marcello Dell’Utri per una certa imputazione, e di condannarlo a 7 anni di carcere per un’altra: naturalmente inficiando tutto il castello di accuse che il pg aveva creduto di costruire per i giudici rimasti increduli. Non è un confronto privato, una gara a chi è più furbo fra il pg e l’imputato quello che si svolge in un’aula di giustizia, è lo Stato (cioè noi collettività) che assume il compito di perseguire il reo per garantire ai cittadini rispettosi della legge giustizia e libertà. La Corte ascolta le motivazoni del pg, e le vaglia per decidere quindi sulla colpevolezza dell’imputato; non c’è nessuna gara a condannare o ad assolvere, c’è semplicemente l’ingrato compito di uomini magistrati di giudicare un altro uomo reo, forse, d’aver commesso abusi infrangendo la legge.

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