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Il Mancuso perdente

30 Giugno 2010 alle 20:10

Mancuso è l'eponimo di quel pensiero debole che in teologia opera mediante una raccolta indifferenziata delle opinioni più antiche per riciclarle sul piano della polemica cronachistica, spazzatura da spazzatura muta la specie ma non la puzza. Oggi egli ripete il monofisismo e il pauperismo ereticale del Medioevo, e in tal modo ingiuria la santa umiltà di un Francesco assisano, il quale invece sapeva che della giustizia di ogni temporale potere la Chiesa nella persona del Papa non è garantita ma garante indefettibile. Così Mancuso oppone il giudice alla giustizia, provocando il cortocircuito della Bilancia cosmica che ora impazza secondo le isterie e le mode dei tempi o dei momenti. “Non v'è alcun giusto, neppure uno”, ricorda San Paolo, eppure questo teologo senza mandato vorrebbe convincerci che alla communione universale del peccato segue anche l’equivalenza fra giudice e imputati, etsi Christus non daretur. Al Papa si può solo chiedere perdono, come ha fatto Marrazzo, e non prescrivergli di chiederlo: il Principe di questo mondo non può darlo...né mai vorrebbe.

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