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Pedofilia o cristofobia?

29 Giugno 2010 alle 19:29

In Italia, una decisione analoga a quella della Corte Suprema di Washington potrebbe avere seguito solo qualificando gli illeciti sessuali consumati dai preti pedofili ai danni dei fedeli come “esplicazione dell’attività dell’ente [Chiesa] per il raggiungimento delle finalità istituzionali sue proprie nell’ambito dello svolgimento del servizio demandato”: solo così, infatti, sarebbe possibile “riferire” direttamente alla Chiesa di Roma tali fatti (e chiedere congrui risarcimenti), né più né meno di quanto sarebbe possibile invocare la responsabilità di una Amministrazione per fatti commessi da propri dipendenti (ammesso e non concesso che i “preti” siano tali). Se non fosse sufficientemente chiaro l’italico gergo “cassazionese”, sarà bene esprimersi in altro modo: qualcuno, in Oregon e a Washington, potrebbe accingersi ad argomentare, de iure e non solo de facto, che la pedofilia dei preti sia insita nel ministero sacerdotale al punto da “costringere” la Chiesa a “coprirne” gli effetti. L’attacco non è ai preti pedofili - che, se fossero attori pedofili, cantanti pedofili, o semplici impiegati del catasto pedofili, nessuno se li filerebbe - ma alla Chiesa ed al suo ruolo missionario e salvifico. No, la pedofilia non c’entra niente. E’ solo l’ultima copertura della cristofobia. L’ultimo tentativo di suicidio di un occidente che si meriterà una Chiesa catacombale, senza rilievo pubblico, senza beni, con ministri "finalmente" uomini tra gli uomini, senza più neppure il clergyman a distinguerli e nessuna autorità sacrale che ricordi che quel pane domenicale è il Cristo.

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