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Carisma e Istituzione

26 Giugno 2010 alle 13:22

Fatico a comprendere ciò che Valli, nella sua lettera, esprime e dove vuole arrivare. La povertà evangelica e la ricchezza, il carisma e l’istituzione sono termini da sempre in tensione dialogica. Il concordato fa male alla chiesa, così come la duplice funzione del pontefice, capo spirituale e di stato? Sul concordato non saprei dare un giudizio compiuto. Sulla duplice funzione ho le idee più chiare. Per ipotesi sganciare il papa dal governo Vaticano, a me sembrerebbe un “bizantinismo” incomprensibile, molto, troppo democristiano, né una chiesa dentro l’alveo di uno stato, come in Inghilterra, mi troverebbe d’accordo. Non c’è soluzione al problema. Come sempre è l’uso delle prerogative che fa la differenza. Marcinkus o Balducci sono scandalo, non c’è dubbio, e hanno arrecato un danno difficile da dimenticare. Forse non è in tema ma l’arianesimo strisciante del popolo di Dio, di molte parrocchie e forse di prelati (non è accusa a Valli, che da sempre non è su questa linea) credo abbia una certa influenza nel discorso. Le scritture sono zeppe d’ossimori e aporie perché è la rivelazione di ciò che Dio è e fa per gli uomini, non viceversa. Lui è l’alfa e l’omega, non noi. La tendenza a considerare Gesù “L’UOMO” è l’origine di tutto. Perché se Gesù è solo uomo (poi forse anche Dio) tutto ciò che è nelle scritture diventa fattibile per ognuno di noi: povertà assoluta, amare i nemici e via discorrendo. I Santi (penso a Madre Tersa) non hanno trovato Dio, come un Indù, è Dio che ha trovato loro. La povertà evangelica e il potere sono degli opposti, ma nei Vangeli è scritto che ciò che non è possibile all’uomo è possibile a Dio. Dipendesse da noi, il cristianesimo sarebbe scomparso da un pezzo. Povertà, ricchezza, fede, istituzione e potere sono un groviglio inestricabile che solo la presenza di Dio permette di “armonizzare”.

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