cerca

Non basta crescere per diventare “adulti”. Non basta dirsi “amici” per essere veramente tali.

23 Giugno 2010 alle 08:00

Ogni piccolo d’uomo che nasce (se nasce) manifesta immediatamente una scarsissima disposizione all’obbedienza e quindi al riconoscimento di un limite ai propri desideri. L’educazione, in buona sostanza, consisterà infatti in questo: nell’orientare alla verità e nell’ordinare (lett.= mettere in ordine) la volontà di quei piccoli barbari che sono i bambini. Fatica e responsabilità colossale, se non ci fosse l’amore a dettarne i ritmi; meglio ancora l’amore genitoriale. Molto più facile, infatti, risulta la rinuncia ad orientare , la rinuncia ad ordinare, la presunta neutralità educativa spacciata per amore della persona e della sua autonomia. Ma questo tipo di amore, a ben vedere, non impone né sacrificio nè dedizione, nè impegno nè attenzione; in verità è amore di sé più che amore del prossimo: è “fa ciò che vuoi e ama” piuttosto che “ama e fa ciò che vuoi”. E’, precisamente, quell’amore sentimentale ed irresponsabile che ha nutrito tanti bravi cattolici diventati “adulti” ma che, in fondo, li ha condannati a rimanere “piccoli d’uomo”, ostili e resistenti ad ogni azione educativa. Non dissimili, in questo, da quegli improbabili “nuovi amici” (ed autoreferenziali esegeti) del Papa che, sezionandone frasi, gesti e parole nell’infantile esercizio di piegarne senso e finalità come meglio gli aggrada, pensano, come i bimbi discoli ma furbetti, di aver così - absit iniuria verbis - “fatto fesso” il papà.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Servizi