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Magistratura ed arte divinatoria.

10 Giugno 2010 alle 12:00

Due pagine (e rotte) del "Corriere" del 4 giugno sono state dedicate ad un processo sul (stavo per scrivere al) terremoto in Abruzzo. Il primo articolo di Fabrizio Caccia ("Dovevano evacuare l'Aquila. Sette indagati", mi ha fatto pensare che forse (e senza forse) trattasi di esagerazione: né quei sette, né altri hanno ancora facoltà divinatorie. Infatti Giovanni Caprara scrive più di mezza pagina (di giornale, non di taccuino tascabile), dal titolo: "Gli esperti hanno puntato anche sull'uso dei satelliti. Ma per ora l'unica strada resta la prevenzione: case antisismiche e gestione del territorio - Il miraggio di prevedere i terremoti - Dal buco profondo tre chilometri scavato in California allo studio del Radon". Ma, nonostante questo, Fabrizio Caccia firma un altro articolo: "La relazione acquisita agli atti della procura dell'Aquila - Il Politecnico: in Abruzzo sottovalutato lo "sciame" - "Un forte evento era atteso tra il 1995 e il 2015". Cosa sono vent'anni in confronto all'eternità? In tanto tempo, però, ne passano di tsunami! Un pò di serietà, per favore: cosa c'entra la scienza con questi discorsi da bar sport? Il bello è che nella pagina delle opinioni (il rotto cui facevo riferimento all'inizio), Antonio Macaluso si permette un fondino dal titolo: "Sul terremoto dell'Aquila il giudice non rincorra la piazza". Tradotto credo significhi: non rincorra le aspettative della gente. Ma io aggiungerei: non rincorra le prime pagine dei giornali. E l'anonimo processo contro l'indecente modo di costruire che fine ha fatto? Dal 4, in compenso campeggia un'altra bella notizia: i magistrati, dopo averlo ventilato, hanno proclamato lo sciopero contro la manovra, alla guisa di un vecchio sindacato in cerca di visibilità.

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