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Storie d’ordinaria inciviltà

9 Giugno 2010 alle 10:30

Caro direttore ha ragione da vendere scrivendo che un paese civile non può convivere con l’accusa rivolta al premier, di essere il leader di una forza politica diretta emanazione della mafia. Purtroppo il nostro è imbarbarito e irrimediabilmente, almeno per molti decenni, incivile. Questa storia che vive di anti-Berlusconismo assoluto, non potrebbe esistere senza matrici ancora ben presenti in altro ambito. La mafia che solo da poco è combattuta anche a livello economico quando per anni si è letto e straletto che era un elemento importante senza che le forze politiche alzassero un dito. La corruzione endemica, frutto di malvezzo e di tassazione iniqua; l’elefantiaco sistema politico-burocratico che la favorisce e “norma” il malcostume della vicinanza “necessaria” fra le parti per sveltire una pratica. La costituzione che, come da ultimo, ci ricorda Rino Formica in una bella lettera a lei rivolta, è frutto di infiniti compromessi volti all’allora presente e non al futuro della Nazione. La magistratura che, bontà sua, ha nove milioni di processi nell’attesa di sentenza, rendendo il paese barbaro nella realtà di tutti i giorni. Inedia possibile perché assenti quelle riforme pensate e mai attuate da nessun governo. Anche Berlusconi ha le sue colpe, perché ha governato per molti anni senza incidere realmente sul sistema che ora (e da sempre) gli si rivolta contro. Questa legislatura nata per attuare la rivoluzione del sistema ha già archiviato due anni preziosi per le riforme strutturali, che sole possono, negli anni, modificare quest’andazzo incivile. Quale miglior incipit per riformulare un sistema malato se non quando le cose vanno male?

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