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Micragna o austerità?

8 Giugno 2010 alle 18:00

La crisi economica morde, crudele, impietosa, i morsi son dolorosi, non c’è settore sociale che non lamenti quelle dentate provocate dall’idrofobia del mostro famelico ormai libero dai vincoli dell’opulenza: fame e sudore promette con nonchalance. Dove stanno i giorni solari nei quali i “ponti” si susseguivano festosi, garruli, ammiccanti? Milioni di vacanzieri a rincorrersi per le strade della Penisola alla ricerca dell’eldorado che stava sempre più in là dell’ultima meta raggiunta? Affollati, ammucchiati gli uni sugli altri, spazientiti dalla babilonia cui nessuno sapeva sottrarsi, file di ore sotto al solleone in ricerca del refrigerio, villeggianti ostinati usque ad finem. Il mondo è soffocato dai debiti, abbiamo vissuto per decenni al di là delle nostre miserie. Sembravamo dei fanciulli giocosi intenti soltanto al “nascondarello”, e babbo e mamma felici di nascondersi anch’essi inconsapevoli del destino che ci guatava. Pechino minaccia di buttare sul mercato la montagna di BTP comprata a buon prezzo, vuole il capitale indietro: come si farà? Pare che i bimbi stiano tutti con la varicella (o l’Aviaria), febbre di crescenza diagnosticano le nonne in vena d’ottimismo. Nel frattempo la peste scuote la Borsa di Milano e i monatti alla corbeille a far baldoria per l’improvvisata mescitura. “Vuolsi così colà dove si puote // ciò che si vuole, e più non dimandar”. “Ut quimus... quando ut volumus non licet «come possiamo, visto che non è consentito come vogliamo”. La Merkel è straordinaria, una cura da cavallo (80 miliardi di euro la terapia), la chiama “austerità” (Il complesso delle limitazioni imposte dal governo alle spese pubbliche o dallo stesso auspicate nei consumi privati per giungere a un risanamento economico). Ottimo il ripiego, dà l’impressione di una gara olimpica, non una stretta ai pantaloni ma corsa a chi muore per primo. Ma è l’austerità... sarà che Auschwitz si sarà traferita a Hollywood: mah!

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