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I nuovi amici ambigui alla prova della "compassione"

8 Giugno 2010 alle 19:30

Se ne faccia una ragione chi la pensa diversamente ma la parabola dell’uomo “che scendeva da Gerusalemme a Gerico e incappò nei briganti che lo spogliarono, lo percossero e poi se ne andarono, lasciandolo mezzo morto” e del buon Samaritano che “passandogli accanto lo vide e n'ebbe compassione e si prese cura di Lui” anticipa di un paio di millenni la sostanza di ciò che oggi chiamiamo “compassione” e che riempie la bocca di tutto il sociologiume sulla “solidarietà”. Sono pertanto sicuro che anche per “nuovi amici ambigui” del Papa Ratzinger non c’è dubbio che il Samaritano costituisca un tòpos dell’agire virtuoso, così come, viceversa, il sacerdote ed il levita che “lo videro e passarano oltre”, rappresentano il tòpos dell’indifferenza e dell’egoismo meno commendevoli. Sono altrettanto sicuro che se lo stesso Samaritano fosse incappato nell’ uomo che scendeva da Gerusalemme a Gerico proprio “mentre” i briganti lo spogliavano e lo percuotevano, sarebbe intervenuto a sua difesa, a rischio della propria stessa vita. E che, a maggior ragione, il sacerdote ed il levita avrebbero “visto e passato oltre”. Ciò di cui, invece, non sono affatto sicuro, è l’apprezzamento che i “nuovi amici ambigui” del Papa Ratzinger avrebbero avuto di un tal Samaritano e di una tale “compassione”. Tutto qui.

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