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Il Corriere scomodo

7 Giugno 2010 alle 15:30

Dopo Cazzullo, ieri anche Panebianco ha scritto cose giuste sulla questione della Freedom Flotilla e sulle derive innegabilmente anti-israeliane (se non antisemite) dell'opinione pubblica mondiale. Mentre Repubblica dava spazio solo ai sedicenti pacifisti, istantaneamente liberati e rimpatriati, il Corriere lasciava l'editoriale di prima pagina al saggio - per quanto spesso noioso - politologo. Nessuno ha chiesto commissioni internazionali nei confronti dell'Italia che affonda barconi di abanesi nell'Adriatico, dell'Inghilterra che ammazza presunti terroristi nelle stazioni della metro, o della Turchia, sui curdi, gli armeni, Cipro e i diritti calpestati delle religioni minoritarie, per citare solo alcuni degli "scivoloni" di paesi democratici. Eppure nessuno di questi paesi vive in costante assedio come Israele. Il sistema delle Nazioni Unite ha fallito. Quando si nomina la Libia a capo del Consiglio dei diritti umani, il Sudan chairman della Commissione sul razzismo, il messaggio è chiaro: nessuna protezione sarebbe mai garantita a uno Stato come Israele, che si vede costretto ad agire da solo e, a volte, in modo sconclusionato. Avrebbe potuto aspettare che i battelli arrivassero in acque territoriali, dove i suoi poteri di polizia sarebbero stati pieni e indiscutibili; avrebbe potuto usare fumogeni o taser per rendere i "pacifisti col bastone" inoffensivi prima di salire sulla nave. Il danno ormai è fatto e oggi, purtroppo, tutti hanno una scusa in più per giustificare il loro odio (in realtà pregresso) per Israele. Come possono sopravvivere i movimenti riformatori dei regimi dittatoriali quando questi tengono in mano il sistema delle organizzazioni internazionali?

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