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A D.I.A. piacendo.../ 3

3 Giugno 2010 alle 10:48

L’idea che Berlusconi sia il mandante delle stragi è naturalmente ridicola mentre lo è molto meno quella di una mafia impegnata nel tentativo di indirizzare per finalità proprie il processo di rivoluzione politica post tangentopoli. Ipotizzare poi che la mafia fosse in qualche misura strumento inconsapevole nelle mani di una non meglio precisata lobby golpista è ardito ma va detto che l’Italia è pur sempre il Paese della P2 e delle “bombe di stato” per cui non è neppure il caso liquidare troppo frettolosamente la faccenda come una fantasiosa paranoia. Certe aderenze del premier restano inquietanti, tanto quelle con la P2 (Gelli faceva sul serio: altro che compassi e cappucci) quanto quelle con la mafia (passi il braccio destro Dell’Utri, artefice di Forza Italia, condannato per concorso esterno sulla base di prove che in uno slancio di garantismo si possono definire ambigue: ma Mangano no, quella vicenda comunque la si giri non va, specie dopo aver ascoltato la telefonata tra Dell’Utri e Berlusconi che basta e avanza per dimostrare che dello stalliere che non sapeva governare i cavalli si sapeva perfettamente chi fosse e che dunque il perché di quella irragionevole collaborazione resta) Insomma, a guardare i fatti, è più ragionevole far affidamento sul senno di Ciampi (lui sì uno statista) che sulla capacità del premier di scegliere le proprie frequentazioni. Aggiungo che i rilievi del direttore al di là degli argomenti utilizzati (la legittimazione popolare; la persecuzione giudiziaria) implicitamente confermano la plausibilità dello scenario ed insieme l’onesto timore che non si tratti di semplici chiacchiere.

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