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Dipende

2 Giugno 2010 alle 12:00

La procura di Milano, in prima fila nella guerra al DDL che vieterà la pubblicazione delle intercettazioni secretate, ha indagato Paolo Berlusconi, editore del "Giornale", per aver pubblicato la trascrizione delle malfamate telefonate tra Fassino e Consorte. Per la quali un tale Favata avrebbe ricevuto denaro da un tale Raffaelli, che però è il titolare della società che le aveva realizzate per conto della Procura, e quindi le aveva di suo. E già capire fin qui è tosto, ma il bello viene dopo. Siccome i fatti potrebbero essere d'inciampo alle opinioni, udite udite: il gip Giordano ha ritenuto «acquisite prove convincenti del fatto che sia effettivamente avvenuto l’incontro della vigilia di Natale» (ammesso da Raffaelli solo per gli auguri), ma che «non è rilevante accertare se la circostanza » della consegna del file ai Berlusconi «sia vera o no» (Raffaelli nega lo sia): «Qui basta evidenziare come appaia verosimile agli occhi di Raffaelli, così da giustificarne gli ingenti pagamenti a Favata» (il quale nega d’aver ricevuto soldi, non creduto dal gip che ieri ne ha respinto la scarcerazione). E il Corriere, lacrimando sui Codici, si domanda: Adesso Paolo Berlusconi è indagato per ricettazione e Silvio no: perché? La ricettazione è il reato commesso da chi, al fine di procurare a sé o ad altri un profitto, acquista, riceve od occulta qualcosa che proviene da un furto o altro delitto. Il presupposto, dunque, è la consapevolezza della provenienza illecita di ciò che si riceve. Ma per il famoso avviso di garanzia del '94 si posero questo scrupolo in via Solferino ? Ad majora.

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