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Tasse e dintorni

26 Maggio 2010 alle 17:30

E quando poi si fosse realizzato il sogno sinistro dell’eliminazione del contante nelle transazioni con i turpi evasori e l’economia reale si fosse definitivamente prostrata alle ragioni della macchina statale (ed a quelle degli istituti bancari) chi mai ardirebbe fissare più un limite all’ “equità fiscale”? Oggi la resistenza ad una imposizione ritenuta a ragione eccessiva - per tutti - trova sponda - per qualcuno - nella fattuale inesigibilità della stessa, nella sua riconosciuta “esosità”. Domani, lo troverà nello squilibrio tra pretese di spesa e capacità reddituale comunque da drenare, senza un serio ripensamento dei compiti dello stato ed una seria riflessione sui limiti cui anche la sua potestà (non solo fiscale) è doverosamente costretta? O, piuttosto che razionalizzare conti, armonizzare pensioni, rinunciare alla demagogia solidaristica senza limiti, discriminare per merito, efficientare scuola, sanità e servizi, contendere al sindacato la rappresentanza non ideologica né demagogica dei cittadini… ci si limiterà volta per volta ad alzare l’asticella della pretesa impositiva?

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