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La politica fiscale della destra in 1572 caratteri (invito a fare di meglio)

26 Maggio 2010 alle 12:35

E' legge elementare che quando si tagliano le tasse sui patrimoni (esempio ICI) per favorire quelle - dirette o indirette - sui redditi si lega l'introito fiscale all'andamento dell'economia. Cosi', quando questa si contrae, il gettito si contrae anche se i costi di esecizio di un paese restano gli stessi e cosi' il deficit sale. In mancanza di una tassazione sui patrimoni si tagliano le spese e si aumentano le tasse indirette sui redditi. Questa, in soldoni, e' la politica fiscale di un governo di destra che fa' consenso tra le masse con promesse di riduzione fiscale diretta e aumenta quelle indirette - tra cui la riduzione dei servizi quai scuola e sanita', meglio se tra quelli elargiti dalle amministrazioni locali cosi' da non sembrare direttamente responsabile. In mezzo soluzioni acrobatiche come la tassazione al 5% sul rientro di capitali che evitano la tassazione normale del 27% o del 43% invece della lotta all' evasione e alla esportazione di capitali. E questa, di nuovo, e' una tipica politica fiscale di destra che favorisce i pochi (per altro molto ricchi e molto evasori) a scapito dei molti che lavorano come al solito, hanno il reddito tassato alla fonte e si domandano cosa cazzo c'entrano loro con la crisi globale. Il tutto naturalmente sbandierato come richiesta della comunita' europea perche' se fosse per noi, signora mia, le tasse le avremmo abbassate davvero....cosi', ironia della sorte, i salariati italiani sono quelli tra i peggio pagati in Europa ma, in compenso, possono vantare di avere il primo ministro piu' ricco del mondo...

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