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Sacra Sindone/ 11

19 Maggio 2010 alle 20:30

Mi domando quante persone siano a conoscenza della vastità di tecniche di image processing usate nell'elaborazione software di fotografie. Penso poche. Un'interessante conferenza tenuta dal prof. Paolo Di Lazzaro (15 maggio scorso, Curia Vescovile di Latina) ha svelato i pericoli di questa tecnica, quando usata sine grano salis: i filtri digitali che semplificano l'immagine, riducendola a tratti bianchi/neri ben diversi dalla scala di grigi reale, derivano da algoritmi del tutto arbitrari. Infatti, il singolo punto processato diventa bianco o nero a seconda del caso. Ripeto: del caso. Una simile pratica pretende così di individuare con chiarezza (!) scritte ed oggetti precedentemente non visibili. E a riconoscerli, a posteriori, nella foto originale, quale vero danno per un'esperienza visiva autentica. Dove voglio andare a parare... Beh, certamente non sulla questione dell'autenticità, questo è ovvio, ma su una domanda fondamentale: cosa cerchiamo quando guardiamo la Sindone. Perchè è questo il punto: se non sto semplicemente dando un'occhiata, sto facendo qualcosa di diverso, sto cercando. E' affascinante e rischioso al tempo stesso. L'esempio dell'image processing esasperata ci dà una splendida lezione: semplificare è perdere qualcosa. Forse anche il distinguerci, semplicemente, come credenti o non credenti è perdere qualcosa.

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