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Riflessione sulla crisi greca

12 Maggio 2010 alle 19:07

La crisi greca, causata da sperperi della politica, mi porta ad una riflessione tutt’altro che ottimistica. Nei decenni di sviluppo economico dei paesi ad economia più avanzata i politici, a fini elettorali, hanno concesso privilegi spesso insensati (basti pensare alla pensione delle zitelle greche e alle baby pensioni italiane). Hanno creato non posti di lavoro ma stipendifici per accattivarsi le simpatie dell’elettorato. Dopo decenni di elargizione questi privilegi sono di fatto diventati diritti acquisiti e il solo supporre la loro abolizione scatena le proteste sindacali e di coloro che sono all’opposizione politica di chi le propone. Per i governi occidentali togliere ciò che hanno dato e che i cittadini ritengono un loro diritto sarà quasi impossibile. A questo punto però viene spontanea un’altra domanda. I Paesi emergenti che riescono a competere sul mercato globale grazie all’inesistenza dei diritti civili, alla totale mancanza di tutela dei diritti dei lavoratori e al quasi nullo welfare stanno sbagliando o stanno altresì percorrendo una strada che li porterà alla democrazia certo lentamente ma però razionalmente in rapporto a quelli che saranno i costi che lo Stato dovrà in futuro sopportare per garantire i diritti che ha concesso? I cinesi avranno le tutele che hanno i nostri cittadini, se tutto va bene, fra 50 anni, ma una volta raggiunto il nostro standard di vita saranno forse in grado di mantenerlo con un’economia produttiva e non fondata sulle speculazioni finanziarie. Noi occidentali siamo forse sull’orlo di un baratro che costringerà i nostri governi a prendere delle decisioni che produrranno gli effetti economici di un guerra a scapito delle popolazioni pur di non veder fallire le loro economie che nell’euforia avevano perso il senno?

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