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Scelte di vita e scelte razziali

11 Maggio 2010 alle 12:00

Ad un articolo del 29 aprile il "Corriere" appose il titolo: ""Chi adotta un bimbo non scelga il colore" - La linea del procuratore della Cassazione: sarebbe discriminazione razziale". Qualcuno saprebbe spiegarmi cosa c'entra la discriminazione razziale con una tale innocente richiesta? Certamente sarò io che non reggo il passo del progresso e mi accorgo ancora una volta di essere vecchio! Eppure non siamo all'epoca di Cesare, quando s'era vecchi a 40 anni: oggi si pensa di allungare la vita a 120 ed io avrei superato di poco la metà. Per perfezionare il discorso vi era affiancato un altro articolo della stessa brava giornalista dal titolo: "Molti li chiedono su misura. "E i giudici danno il via libera"". Strano mondo il presente: si vuole che gli aspiranti genitori naturali possano pretendere un figlio sano, bello, ben fatto, pena la sua esecuzione spietata (anche se poi risulta sano, bello, ben fatto), giustificandolo con la salute della madre e/o con il costo per la società e/o con la vita indegna del nascituro, mentre aspiranti genitori adottivi non possono scegliere neppure il colore della pelle, forse neppure la buona salute. Può bastare tanto mio scompenso per ottenere un giusto processo eutanasico?

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