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Sacra Sindone / 3

11 Maggio 2010 alle 15:45

Gentile Michele Puglia, avrei preferito aver capito male, le assicuro, invece purtroppo ho capito benissimo. Secondo quanto solennemente dichiarato il 13 aprile 1988 dal Cardinale Anastasio Ballestrero, allora arcivescovo di Torino e Custode Pontificio della Sacra Sindone, in base ai risultati ottenuti dai tre laboratori (Oxford, Zurigo e Tucson) incaricati dell’esame del Sacro Lino, la Sindone sarebbe stata da quel momento declassata (lasciamo stare "latinorum" e mistica ortodossa, diciamo pane al pane) a dipinto, eseguito nel Medioevo. Da quel momento in poi, in effetti, la più importante reliquia della Cristianità ha iniziato ad essere definita “icona” dalla Chiesa, come abbiamo sentito anche dalle parole del Sommo Pontefice. L'intento dell’autore della Sindone sarebbe inequivocabilmente stato quello di “spacciare” la sua opera come il sudario che aveva veramente avvolto Cristo. Se non ci fosse stata l’intenzione – mistificatoria – di farla sembrare reliquia, questa “icona” sarebbe stata prodotta rispettando modalità canoniche, ovvero con esecuzione su tavola o su parete, con un'immagine chiara e nitida (non fronte-retro!), soprattutto senza quegli studiati – e incredibilmente ben eseguiti – artifici capaci di ingannare tutti, fin dal primo momento, riguardo la sua origine. Ciò che si è fatto dunque, dopo aver conferito autorità di insindacabile giudizio a tecnici di cultura dichiaratamente atea, è stato togliere l’elemento di autenticità pretendendo di lasciare ugualmente un “certo valore” a questo oggetto che come ripeto era, e doveva rimanere, la Reliquia più sacra ed importante della Cristianità. Una Reliquia fondamentale ed unica per il suo valore di testimonianza concreta di un fatto storico realmente avvenuto.

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