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A misura d'uomo

5 Maggio 2010 alle 11:00

La pena di morte in Italia non c’è, ma ogni detenuto è un potenziale “condannato a morte”, a causa delle condizioni raccapriccianti in cui vive nelle carceri il periodo di detenzione. Secondo le statistiche, dall’inizio di gennaio, si sono tolti la vita 22 persone e almeno tre al giorno tentano l’estremo gesto. E’incredibile e sconvolgente la storia del giovane Stefano Cucchi, che dopo essere stato arrestato, nel giro di sette giorni è morto tra le mani delle guardie che avrebbero dovuto tutelarlo e che invece l’hanno ridotto, pestandolo, in fin di vita e lasciato morire. Mi domando, quale possa essere il motivo per cui degli uomini, in questo caso agenti penitenziari e medici, si trasformano in belve umane? La prigione di Halden, in Norvegia, non dovrebbe essere un’eccezione ma la regola nell’Occidente del terzo millennio. Urge riforma penitenziaria per ridare dignità alle persone, e per prepararle per il loro reinserimento nella società una volta uscite dal carcere. Nell’articolo di Piero Vietti , in una citazione, Sant’Agostino dice di perseguire il peccato,non il peccatore, pur dovendo scontare la pena quando si sbaglia. Così, come il Signore Dio, nel Libro del profeta Ezechiele, dice di non volere la morte del peccatore ma che egli si converta e viva.

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