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Quel pagliaio della pedofilia

4 Maggio 2010 alle 14:48

Tutti alla ricerca spasmodica e nel contempo giusta dell’ago (che c’è), ma della paglia non frega niente a nessuno. Mi sono fatto queste due idee sull’argomento che mi sta particolarmente a cuore: 1. secondo me i preti, almeno in Italia negli ultimi anni, non hanno avuto a che fare con le mostruosità praticate invece fuori dalla stessa Chiesa, dove il fenomeno è ben più ampio e soprattutto riguarda bambini piccoli oltre che adolescenti. Alcuni preti probabilmente hanno avuto “contatti/rapporti” con adolescenti ma salvo forse rarissimi casi mai con bimbi di età prepubertà (la vera e propria pedofilia). Salvo poi stabilire che tipo di “contatto/rapporto” si sia verificato, e seppur deplorevole non si può secondo me definire una mostruosità come lo è la pedofilia vera e propria. Che nel mondo laico si annida e non è oggetto incredibilmente di discussione; 2. se la Chiesa vuole evangelizzare “con ragione” occorre credibilità, quindi una pulizia effettiva e visibile al suo interno. Riallacciandomi a Galli della Loggia, ben venga quindi la Chiesa punitrice e giustizialista. Al tumore della pedofilia, relativamente al quale al di fuori del suolo italico mano a mano che ci si allontana sulla cartina geografica, si intravedono tracce preoccupanti, bisogna rispondere con radicalità. Vittorio Messori sostiene che la Chiesa oltre che perdonare, deve condannare, cosa che, aggiungo io, nella realtà non ha mai fatto con decisione in passato. La Chiesa non è mai stata né mai sarà “societas perfecta” ma deve tendere a divenirlo.

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