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Pesci e petrolio: OK, il prezzo è giusto!

4 Maggio 2010 alle 09:30

Obama, in una serie di autorevoli discorsi, ha affermato senza mezzi termini che alla BP saranno addebitati tutti i danni che essa ha provocato per l’incidente avvenuto nel golfo del Messico. Bene, mi son detto. La BP, toccata sulla carne viva, appare pentita, si è immediatamente assunta le proprie responsabilità e non sembra assolutamente ciurlare nel manico, per esempio scaricando, che so, sui fornitori della rubinetteria, le motivazioni della rottura delle guarnizioni causata dall’esplosione del greggio. Molto bene, ho gongolato. Sempre la BP (oggi) ha dichiarato di avere esaurito le idee per bloccare la fuoriuscita di petrolio e, con misurata modestia, ha chiesto aiuto al mondo. Ottimo, ho ululato. Al tempo stesso però La BP ha rassicurato formalmente i mercati che pagherà tutti, ma proprio tutti, i danni che ha provocato, sia ai pescatori che ai ristoratori, sia ai vari pesci che al loro ecosistema. Benissimo, ho urlato a squarciagola. A questo punto, carta e matita, facciamoci due conti. Cozze e vongole ormai sono tutte di allevamento (così come orate e branzini) e quindi gli spaghetti sono salvi. Le ostriche sono Francesi. Il Pangasio è Vietnamita. Il Krill vive nel mare del nord, come i salmoni. I tonni nel mediterraneo. Ed così pure il Sushi non è a rischio. Il problema principale perciò sembrano essere i calamari e gamberi. Cioè la frittura. Al dettaglio, costano da circa 18 euro a 36-40 euro al chilo. Allora mi sapreste dire a quanto potrebbe ammontare per la BP il conto complessivo per ripagarci dall’astinenza da frittura? Ma mi turba anche un’altra cosetta collaterale: la carne di delfino - visti i 5.000 esemplari a rischio e che probabilmente (peggio per loro) moriranno - qualcuno di voi sa a quanto si vende? Vorrei una cifra, una qualsiasi. Anche per approssimazione. Ovviamente i prezzi si riferiscono all’ingrosso.

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