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Mercato persiano

30 Aprile 2010 alle 13:30

Dopo una vita nell’industria tra operai, dirigenti, sindacalisti e politici di ogni risma penso di poter affermare che rimane oramai poco tempo per uscire una volta per tutte dal salotto di casa, dove si protrae la tiritera senza fine, e scendere in strada per affrontare una realtà che muta con ritmi fulminanti. La maggiore irresponsabilità della destra e di Fini è stata quella di non aver mai tentato di fare leva né tantomeno attirare uomini del fare, uomini d’industria, professionisti, esperti in attività economiche che fossero in grado di indicare quei temi rilevanti su cui far leva per sviluppare un programma politico concreto così come ha saputo fare la lega che è partita dal basso e dalle esigenze minime, ma irrinunciabili, del popolo. E’ questa la vera svolta della gestione moderna dello stato, la concretezza dei prioritari bisogni dei cittadini. Le dispute ideologiche e gli equilibrismi da settari della vecchia politica non rendono più e presentarsi come un algido naufrago della prima repubblica lo ha solo portato ad allungare la fila di disadattati inaugurata dalla sinistra. In questo la destra non ha saputo o voluto distinguersi. Berlusconi ha saputo cogliere a modo suo questa esigenza ma non riesce ancora ad arruolare un numero sufficiente di uomini con la tempra necessaria a gestire la complessità e la disomogeneità del paese. O forse tale irrinunciabile caratteristica li rende incompatibili con questa cultura politica. Pur avendo una grande stima per Buttafuoco e Staiti temo tuttavia che questo scambio di missive si presenti ancora quale pervicace tentazione all’accademia mentre servono braccia e spalle robuste per rinforzare gli argini e procedere alla ricostruzione.

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