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Manconi e la pillola

28 Aprile 2010 alle 14:00

Il sesso è un fondamentale antropologico. L’istinto sessuale è innescato veramente quando maschi o femmine sono in grado di procreare. Se questo è attribuibile alla natura cieca o ad un disegno di Dio (come credo), poco importa. Esiste ed è prepotente. Il sesso in se, avulso dalla sua funzione procreativa, esiste. Se così non fosse c’interrogheremmo sulle scappatelle di mariti o mogli, sugli amorazzi dell’uno e dell’altro, sulle prostitute e così via? Il sesso legato alla responsabilità dell’atto è il secondo fondamentale antropologico che si manifesta nel desiderio di riprodursi. Anche qui la natura cieca ha voluto così, o Dio ha desiderato in questo modo. La pillola non è la cifra della liberazione sessuale delle donne; questa avviene non per un oggetto ma per un’infinità di motivi, alcuni ben più elevati. Sì e no un piccolo strumento. Né la suddetta è la causa della fine della responsabilità o del relativismo sessuale. Bin Laden usava (o usa computer), viveva a New York e la sua famiglia conosceva i Bush. Oggi vive in una caverna e teorizza l’islam radicale. In sintesi attribuire a strumenti il valore magico di poter cambiare i fondamenti dell’umanità è quantomeno un esercizio sterile. La chiesa incentra una parte della sua missione a livello etico, quindi valuta le situazioni sotto questo profilo, talvolta dimenticando “ufficialmente” l’altra realtà, che però recupera dichiarando l’uomo peccatore (colui che sbaglia bersaglio), e lo reintegra, attraverso la confessione. Strumento spesso incompreso e deriso, in realtà una perla che ha il suo fondamento nelle profondità dell’uomo. La sinistra, in generale, attribuisce alla pillola il merito della rivoluzione femminile e sessuale degli anni settanta, dimenticando a sua volta l’altra faccia della medaglia; tuttavia senza recuperarla perché non ha gli strumenti per farlo.

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