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Donatori samaritani.

27 Aprile 2010 alle 13:30

Dopo la lettura dell'editoriale con il quale Francesco D'Agostino il 25 Aprile si è occupato, su "Avvenire", dei donatori , considero che ha ignorato il fatto che nella donazione da vivente vi è sempre un ingiusto depauperamento della persona fisica: 1 rene è sottoposto ad uno sforzo superiore a quello naturale di 2. La mia non è una considerazione scientifica, ma indotta da una semplice domanda qualunquista: perché la natura ci ha dotato di due reni o di un fegato di quelle dimensioni? Dato il rischio di un uso improprio (vendita camuffata), di un uso narcisistico (davanti agli uomini e/o davanti a Dio), dell'ispirazione da un misticismo malato, tenuto conto dell'irrilevanza rispetto all'enorme problema delle liste d'attesa, continuo a pensare che sarebbe meglio usare le energie disponibili per tentare di far affermare la statalizzazione del sistema trapianti, cioè la procedura automatica. Io non vedo perché si debba subordinare l'operazione ad una volontà umana, soggetta ad un egoismo sconfinato, come si sa e come dimostra il fatto che più del 30% rifiuta di donare. Non vi è alcun interesse umano da tutelare, se non quello di chi ha bisogno di un organo per sopravvivere: si sacrifica il superiore interesse alla vita (ma anche solo alla buona salute) ad un presunto diritto (basi?) a donare. Si dona un bene che rientra nella propria disponibilità e bene non è l'organo da prelevare da vivente e, per il motivo opposto, non lo è quello da cadavere. Da cadavere! Specifichiamolo, perché si fa strada l'insinuazione di gente senza scrupoli che brandisce come arma micidiale il fatto che il prelievo avviene a cuore battente, per convincere gente debole e dalla morale incerta, ad opporsi all'espianto. A cuore battente, sì, ma a "persona" finita! Ed evidenzio che già due Paesi hanno legalizzato il commercio di organi e, negli altri, lobby potentissime cercano di far partire un business ricchissimo! Non ho più spazio per il mercato nero.

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