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Compiacere i tempi non è propriamente costruire il futuro. Ma è più facile.

27 Aprile 2010 alle 11:00

Ha il diritto di cambiare idea. Perché si era sbagliato. Ha detto e scritto cose che ora ribalta. Se ne è pentito. Ha cambiato idea. Ma perché chiamare questa cosa “democrazia interna” ? Perché: se il patto con gli elettori è “questione interna”, quella “esterna” che questione è? Probabilmente robaccia. Qualcosa che assomiglia troppo al consenso nazional-popolare. Roba da democrazia diretta. Ciarpame “identitario”. Per nulla chic. Niente di patinato. Niente di adeguato alla supponenza sapienziale di chi ha gustato il profumo del consenso vero: quello conformista e mediocre di cui si gode compiacendo i tempi, finchè dura(no), pensando, invece, di stare a "costruire" il futuro.

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