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Fini: come un Balotelli qualunque.

23 Aprile 2010 alle 13:00

Una cosa è certa. Da quando gli italiani si sono emancipati dal blocco democratico dei veti incrociati realizzatosi con l’invenzione dal “partito di plastica” si è rivelata ai paludati ma stupìti analisti ed osservatori dello “stato della nazione” la progressiva e sistematica emersione di un popolo incredibilmente stufo del conformismo “progressista”: dall’economia ai temi etici, dal prodismo al grillismo, dal laicismo in salsa rosso/verde all’indifferentismo militante, dal cattocostituzionalismo alla mistica dei diritti, dal buonismo perdonista all’accanimento giudiziario selettivo, dalla lapidazione della Chiesa al lassismo islamolatrico, dalle escursioni genetiche sugli embrioni alle privazioni dell’acqua ai malati terminali, dalle divagazioni su sesso e orientamento di genere alla indiscriminata “accoglienza” di tutto e tutti …. Stufi ed irrisi, quando non vilipesi dalla cultura del pensiero unico, il partito di plastica li ha prima “intuiti”, poi “intercettati” ed infine “rappresentati”, con un successo travolgente, da orfani che erano della politica. E che ti fa il cofondatore? Prima tifa perché si perdano le elezioni (era notoriamente già pronto ad incassare “crediti” per la sconfitta!). Ma si vincono. E allora si strappa la maglietta, come un Balotelli qualunque (cfr. Gaetano Quagliariello, ieri, direzione nazionale PDL), invocando “maggiore democrazia”. Noi, stupido popolo bue che non facciamo futuro, pensavamo che la democrazia si misurasse dal consenso. E che chi la pensasse diversamente fosse un po’…“fascista”. Ma ci sbagliavamo: è già pronto per un bel discorso il 25 aprile prossimo venturo.

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