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Il Foglio e Darwin

22 Aprile 2010 alle 18:30

Lo scienziato prudente dice: "E' un'ipotesi ragionevole, vediamo che ci dice il laboratorio", cioè l'esperimento: se l'ipotesi trova conferma, un altro pezzettino di conoscenza si aggiunge all'infinito tassello del sapere universale e si procede oltre. Diversamente, si costruisce un'altra ipotesi e si torna ad interrogare la Natura (altro esperimento). Il filosofo accorto si interroga sui metodi della scienza e, eventualmente, estrapola qualche informazione aggiuntiva, di natura extrascientifica: si pensi al mutamento dei concetti di tempo e spazio dopo la relatività einsteiniana rispetto agli analoghi newtoniani, o a quello di realtà osservabile dopo il consolidamento della meccanica quantistica. La polemica contro Darwin e la scienza in generale è priva di senso se condotta dalla posizione di colui che pretende di disporre di una conoscenza assoluta, la cui premessa fondativa sia l'esistenza di un dio creatore e provvidente. Non c'è nessun rapporto, nè mai potrà esserci, quanto ai metodi e alle pretese conoscitive, tra scienza e teologia, perchè, semplicemente, l'ipotesi di Dio è indimostrabile: meglio, in teologia, quella di dio non è neanche un'ipotesi ma la premessa logica indiscutibile di tutte le successive argomentazioni e riflessioni sul mondo (infatti, può essere un eccellente teologo anche un perfetto ateo: gli basta assumere logicamente la premessa dell'esistenza di dio e, a partire dalla qualità degli attributi assegnati al suo dio, sviluppare logicamente ogni sorta di sistema teologico possibile). Resta il fatto che la scienza "funziona": ad es., e solo per dirne una, senza la meccanica quantistica niente superconduttività e semiconduttività, quindi niente diodi e transistori, niente elettronica moderna, niente computer, niente Foglio elettronico, niente HPC, etc.

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