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Fini si capisce col buon senso.

16 Aprile 2010 alle 13:30

Per certi soggetti la raffinata intelligenza di politologi e commentatori è sprecata, anzi fuorviante. Per un anno ci siamo sorbiti complicate analisi delle dichiarazioni di Gianfranco Fini, integrate da brillanti citazioni di Alessandro Campi, mentre il comune buon senso di noi sempliciotti mostrava un gelido politicante senz’altro obiettivo strategico che la propria carriera, senz’altra tattica che cercarsi una visibilità nel contraddire infastidire indebolire l’alleato, e senza alcun pudore nel dire oggi il contrario di quel che diceva ieri. Ed ecco la resa dei conti: bastonato dalle ultime elezioni, il nostro gioca il tutto per tutto, minacciando la tenuta del governo e quindi l’avvio delle ormai mitiche riforme. Dal che risulta che sotto ricatto più ancora di Berlusconi è Bossi, che sull’attuazione del federalismo fiscale nei prossimi tre anni si gioca il futuro della Lega. Naturalmente Fini rischia lo scioglimento del parlamento ed elezioni anticipate da cui uscirebbe marginalizzato come un Diliberto; ma mi sembra evidente che il suo sogno è, Napolitano juvante, un governo istituzionale guidato indovinate da chi. Che poi il paese resti al palo per altri tre anni, dopo i due passati a litigare, non è cosa che lo preoccupi. E’ il suo personale futuro che conta, mica quello di sessanta milioni di cittadini.

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