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La relatività dei numeri primi.

14 Aprile 2010 alle 15:00

Terminati gli ultimi ballottaggi potrà partire l’analisi finale e totale dei flussi elettorali. Ovvero tutto quel marasma tumultuoso di numeri, terreno gioioso per sondaggisti e politologi, campo minato o luce guida per consiglieri e politici, nel quale capire chi ha preso o perso voti da chi, chi ha aumentato stando con l’uno o diminuito alleandosi con l’altro e viceversa, e poi il nord e il sud e il centro, e ancora gli uomini e le donne e i giovani e gli adulti e i vecchi, e giù i disoccupati e gli operai e i professionisti e le casalinghe. Insomma uno scientifico e certosino lavoro collegio per collegio se non addirittura voto per voto. Però due punti restano sempre immutati, uno chiaro e l’altro misterioso. Il certo è che chi ha preso anche un solo voto più dell’altro, i primi, vince e prova a governare. L’enigmatico tutto da svelare è come mai per qualcuno, a livello regionale, dieci mila voti di scarto in Piemonte e trenta mila nel Lazio sono una manciata o un pugno di preferenze mentre , sempre per gli stessi, a livello nazionale i 24 mila di differenza tra Prodi e Berlusconi nel 2006 erano un trionfo.

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