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Pio XII

11 Aprile 2010 alle 10:17

Comprendo perfettamente. Condivido anche. Con il Papa. Ma il sapore che qualcosa non quadri nella vicenda della beatificazione di Pio XII rimane. Mi sarei aspettato che da qualche angoletto del mondo cattolico si fosse levata una qualche voce a chiarire. Non le opportunità storico politiche, ripeto: condivisibilissime. Ma le ragioni spirituali dottrinali su che cosa è da intenderi per "santità". Che è una cosa seria. Serissima, che trascende la storia. Un santo è tale perchè la sua anima (e sottolineo: l'anima) sta presso Dio. In più, può essere proclamato tale solo se, in virtù dei suoi meriti spirituali (spirituali!) terreni, è in grado di intercedere presso l'Onnipotente per i bisogni di chi la prega, ottenendone benefici (le grazie, i miracoli). Tutta la parte cronachistica ed esteriore del suo vissuto, così come può essere percepito dai suoi contemporanei o dagli storici, non conta niente, o passa in secondo piano. Se non in funzione di quel quantum in più che a quelle azioni si accompagna, di non visibile, di interiore, di spirituale. E la chiesa è chiamata a vagliare proprio quel quantum (a cui sono sottomessi perfino il riconoscimento dei "miracoli"). Piani di discussione di altro tipo mettono in ombra anche il vaglio scrupolosissimo e rigorosissimo che essa ha sempre seguito nell'accertare i requisiti ricordati. Oltre, a mio avviso, a banalizzare a sminuire il senso di concetti e nozioni profondissimi quali Paradiso, di anima stessa, della sua santità, dei novissimi delle cui chiavi ermeneutiche la chiesa è depositaria da millenni. Se essa, nella comunicazione mediatico pastorale, getta alle ortiche anche questa chiave...

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