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Le lenzuolate della libertà/ 17

9 Aprile 2010 alle 19:30

Come sempre si generalizza. Il rapporto cliente - avvocato è fiduciario. Non esiste un cliente - se non per bagattelle tipo multe o cose simili - che sceglie un avvocato in base al "preventivo". Lo sceglie perchè lo conosce, perchè vi è stato indirizzato, perchè è considerato "bravo", etc. etc. Un "preventivo" è spesso difficile farlo perchè - per esempio in un contenzioso - non si può sapere cosa farà l'avversario; e, quindi, non si può oggettivamente prevedere uno sviluppo che può prendere strade ben diverse. Si può, per contro, concordare la prestazione; ma lo si poteva fare da sempre - vedi codice civile - senza la sbandierata, ma del tutto imprecisa, cosiddetta abrogazione del patto di quota lite. Negli Stati Uniti (ma nel mondo intero, per il vero) il dibattito è apertissimo sia per quanto attiene la possibilità di azionare un patto di quota lite sia per concordare un compenso basato sul successo. Quello che talvolta (in genere nei film, viste le statistiche reali) capita negli USA , non è però paragonabile con l'Europa perchè lì il meccanismo processuale è totalmente diverso dal nostro (per esempio, chi perde la causa NON paga le spese di lite dell'avversario, e scusate se è poco). Ultima annotazione sugli Ordini: non confondiamo, please! Ci sono ordini forensi che funzionano benissimo ed altri che funzionano malissimo: è come al solito una questione di persone, non di istituzioni. Quanto ai numeri, ribadisco il mio pensiero: non è un problema di ACCESSO alla professione, ma, semmai, di ECCESSO. Quantomeno la specializzazione universitaria (biennio per avvocatura o notariato o magistratura o giuristi di impresa) è ormai improrogabile. Adesso tutti possono fare tutto: non è più possibile.

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