cerca

La RU486 / 9

5 Aprile 2010 alle 14:00

la decisione per la pillola abortiva RU 486 presa dall’Aifa è fortemente vincolata dall’ampio utilizzo che gli altri Paesi europei ne stanno già facendo. Ripetiamo per onor del vero che, dopo l’assunzione del primo farmaco, a base di mifepristone – la vera e propria Ru486 – pochissime donne abortiscono completamente. Almeno nell’80% dei casi la donna deve ricorrere, dopo un paio di giorni, al secondo farmaco, il misoprostolo, per ottenere l’espulsione del feto. Questo secondo farmaco, però, non è autorizzato in Italia come abortivo. E' una forzatura paradossale. E’ un metodo macchinoso, lento, fatto di varie tappe non esenti da dolore fisico, talvolta con la necessità di ricorrere a raschiamenti chirurgici. E’ un metodo che porta la donna ad assumere il secondo farmaco a casa, magari lontana dall’ospedale, obbligandola, così facendo, a controllare personalmente il flusso emorragico e l’espulsione del feto. Come può, tutto questo, non avere delle ricadute psicologiche ? Inoltre la pillola abortiva non concede alla donna di cambiare idea: non lascia scampo, perché non permette alla donna di tornare sulla sua decisione. Anche se il feto, dopo l’assunzione di mifepristone, fosse ancora vivo, i rischi di gravi malformazioni per il nascituro sarebbero molto alti. Le tre caratteristiche, sicurezza, convenienza e privacy, così tanto declarate per l'aborto "chimico", cadono. Non è una questione cattolica.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Servizi