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Diritto a votare o a non votare?

1 Aprile 2010 alle 10:59

Oggi Piero Ostellino ci ha ricordato che il voto non è un dovere, ma solo un diritto. Titolo: "Il diritto di non andare a votare. Quando l'astensione è modernità". Semplice! Ma ognuno dovrebbe valutare la propria convenienza, pensando all'utilità che possa avere dall'applicazione di tale diritto a non votare: se si trovasse di fronte a due mali, sarebbe bene non astenersi e battersi per quello che ritiene minore, onde evitare che altri faccia vincere quello da lui ritenuto maggiore. Perché se va a votare un numero dispari, anche una sola persona, il risultato sarà quello della maggioranza e solo in caso di numero pari si potrebbe avere un pari e patta che non faccia bene ad alcuno. Il discorso è ancora più evidente per i referendum. Un istituto che la prima volta ha avuto una ragione, ma, dopo, non ne ha avuto più, perché si fonda sulla "pancia" della gente, che osti furbi riescono a riempire di tutto. Quando si tratta di materia tecnica è evidente che le decisioni dovrebbero essere prese da commissioni formate da tecnici (indipendenti) nelle varie specializzazioni interessate. Per cui solo in materie etiche potrebbe avere una qualche giustificazione, ma l'istituto dovrebbe essere subordinato ad un "quorum" di gran lunga superiore a quello odierno, che permette la vittoria del 25 + 0,51% degli aventi diritto: mi sembra una percentuale bulgara, ma all'incontrario!

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