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PCI, PDS, PD, P, ...

31 Marzo 2010 alle 19:00

Eppure in Italia c'era il più grande partito comunista dell'occidente, mica noccioline. Gente che sapeva conciliare teoria e prassi, libri, falce e martello. Tu guardavi Togliatti, Amendola, Longo, Berlinguer e ci avevi subito il sentimento della presenza, dello spessore, di palle pesanti e quadre molto difficili da infrangere; c'era in quegli uomini la coscienza di ciò che è necessario, costi quel che costi, e la forza virile di sopportare l'orrore del presente, nella certezza della palingenesi marxista. Insomma, ci si poteva innamorare di questi uomini e delle loro idee, e rendersi disponibili ad una vita activa. L'attuale configurazione del centro sinistra risulta permeata da un astrattismo habermasiano, accoppiato ad uno sterile proceduralismo rawlsiano, che rinnega la passione, l'identità, l'individuo. E' il mondo sterilizzato ed impossibile dei tecnocrati e dei giuristi kelseniani: le uniche frange rimaste di autentici marxisti le ritrovi tra i magistrati di MD, verso le quali il PD nutre un ambivalente sentimento di amore e odio, rendendosi conto che è impossibile ristrutturare una società a colpi di codice penale. Il Berlusconi e il Bossi, invece, si assumono la responsabilità di de-cidere: cioè, di discriminare, di amare e odiare, di scegliere in poche parole. E' un gioco rischioso, certo, ma va dritto al cuore matto della gente. Se smetti di parlare al cuore, nel tentativo nobile e impossibile di salvaguardare le ragioni di tutti, finisci per non parlare più a nessuno.

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