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Perché il Pd è in estinzione

30 Marzo 2010 alle 17:53

Il Pd non è un partito elitario, è un club privato, un pensionato, un circolo ricreativo per veterani della prima Repubblica. Da elettore del centrosinistra, mi sento preso in giro dai commenti postelettorali dei suoi sedicenti leader: nella migliore delle ipotesi una brutta copia dell'ottimismo propagandistico berlusconiano, nella peggiore vera e propria disonestà intellettuale. Anche in Toscana, dove vivo e il centrosinistra ha stravinto, ha prevalso il voto conservatore: con la destra losca e poliziesca di Di Pietro intorno al 10%, la Federazione verde-comunista intorno al 5% e un Pd privo di autonomia in consiglio regionale. Il punto da mettere a fuoco, va detto una volta per tutte, è l'inesistenza del Partito democratico nel paese. La cartina dell'Italia con le regioni del centro tinte di rosso e accerchiate dall'azzurro non rende atto della realtà: il Pd non ha un'identità, foss'anche quella del rifiuto di una identità netta; la sua ontologia non è debole, è dubbia. Non esiste un modo di guardare alla politica, all'Italia e al futuro da Democratici. Non esiste un voto Democratico. Ne esiste uno antiberlusconiano, antipolitico, ideologico e tradizionalista. Il Pd non esiste che nella testa di pochi, quelle della maggioranza dei suoi elettori sono tanto confuse da pensare che Di Pietro, Travaglio, Grillo siano i campioni di una buona sinsitra. E'questo il problema, col Pd. Che l'è tutto sbagliato, tutto da rifare.

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