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Il vizietto di una certa Seconda Repubblica.

26 Marzo 2010 alle 16:00

Nelle ultime elezioni parlamentari, pure sulla pelle del Direttore Ferrara, è palese come si sia accentuato da parte degli esponenti politici, tutti, il sostanziale abbandono di certe tematiche. In queste elezioni amministrative, in una battaglia non strettamente elettorale ma molto d'opinione, più volte dalle pagine del Foglio sono stati spronati i vertici della Chiesa ad esprimersi nettamente su quei valori definiti "non negoziabili", in modo da rendere chiaro a chi quei valori condivide, quali scelte si devono compiere. Ebbene, in un primo momento con una scala gerarchica di principi ben precisa e poi, in un secondo, con una meno netta distinzione fra questi, attraverso le parole del Presidente della CEI Card. Angelo Bagnasco i vertice ecclesiastici si sono comunque espressi. Appare evidente che, per molteplici motivi, a latitare, a trincerarsi non uscendo allo scoperto, a fare la paludata e orecchie da mercante, è di nuovo la politica. In questo caso, però, di tale silenzio è maggiormente responsabile e colpevole, non si può pretendere che il centrosinistra ci si vada ad infognare, quella parte rappresentativa (un Moretti cattolico inviterebbe a dire qualcosa di cattolico) che per storia, cultura e tradizione dovrebbe caricarsi, sulle spalle e con le palle, di certe questioni. Perciò più che il vizietto di Repubblica appare più proccupante il vizietto silente di una certa parte di Seconda Repubblica.

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