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Cerasa e Lippi

26 Marzo 2010 alle 10:47

È inutile, quando si parla di calcio si regredisce automaticamente allo stadio di tifosi. Vengono fuori gli istinti più animali, e va a finire che anche i migliori possano sbagliare. Ci è cascato anche l’ottimo Cerasa, a proposito di Marcello Lippi. Ora, che tra il tecnico della nazionale e i tifosi interisti corra un oceano di antipatia, è un dato acclarato. Paul Newman è un alfiere della juventinità, e per di più ha fallito in nerazzurro. Inoltre, con il passare degli anni il suo carattere non pare abbia intenzione di migliorare. Un paio di battute a proposito dell’Inter erano cattivelle, e forse il tecnico viareggino se le poteva risparmiare. Anche l’ultima, circa l’italianità dell’Inter, nasce evidentemente dall’intenzione di pungere con uno spillo il fianco dell’avversario. Ciò detto, non si può negare che, nelle parole di Lippi, un fondo di verità ci sia. Oggi il livello del calcio italiano è rappresentato dal Milan, dalla Juve e dalla Roma, non certo dall’Inter. I nerazzurri rappresentano un’eccezione che conferma la regola. Non solo per il numero di stranieri che annoverano in organico. Ma perché possiedono una capacità di spesa al di fuori dei parametri nostrani. Perché hanno un tecnico portoghese, affinatosi in Premier League, che ha importato metodi di gestione e di rapportarsi con il mondo estranei al nostro calcio. E anche perché, per acquisire una dimensione internazionale che prima di oggi possedeva solo nel nome, la società di Moratti ha dovuto acquistare giocatori non solo stranieri, ma provenienti dai campionati d’oltreconfine. Ciò che non era riuscito con Vieira, Ibrahimovic, Mancini e Chivu sta riuscendo con Eto’o, Lucio e Sneijder. Quale effetto positivo possa produrre sulla Nazionale l’avanzare dei morattiani in Champions League, è impresa davvero ardua. Perché sarà vero che Balotelli e Santon, ad allenarsi con Samuel e Milito stanno migliorando, ma a furia di far loro da riserve il Mondiale se lo stanno giocando. Perché il livello del campionato, più ancora dell’Inter (che se è troppo forte finisce per uccidere il torneo), lo definiscono le formazioni di livello medio-alto: Sampdoria, Palermo, Napoli. Se loro, come quest’anno, ci sono, il campionato è più combattuto, e anche l’Inter ne soffre. Altrimenti tutto il movimento finisce per appiattirsi. Non dimentichi poi Cerasa che, lungi dal riproporre formule superate dal tempo e fuori dalla logica, la Nazionale che vinse il Mondiale dell’82, e che tanto bene aveva fatto nel 78, era stata allevata all’ombra dell’autarchia. E che a farsi prendere dalla foga di contraddire il ct si smarrisce la lucidità, e ci si ingarbuglia la memoria. Per cui si citano a sproposito personaggi come Farinos, Dalmat, Gresko e Brocchi. Che, come è facile verificare, nell’Inter di Lippi non ci hanno mai giocato.

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