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Aborto / 16

25 Marzo 2010 alle 18:35

L’obiezione del sig. Gatti resta valida. I fatti dimostrano che il rischio di morire non incide sulla volontà di chi è determinato ad agire ed è il sig. Carcano, ad aver presunto un’efficacia deterrente nel rischio di mortalità. Per il resto è evidente che c’è differenza tra una morte accidentale e una condanna a morte, ma non è di questo che si parlava. Così, se si può convenire sul fatto che nessun aborto sia la soluzione ideale, non esiste nessun elemento per ritenere che l’aborto clandestino sia preferibile all’aborto legale. L’amore cristiano (o la morale sessuale cristiana) risolverebbe il problema in radice (sesso moderato, consacrato e senza escludere la procreazione) ma non può essere imposto per legge, non funzionerebbe o, peggio, finirebbe per produrre quelle aberrazioni tipiche di ogni dittatura ideologica. Resta il solo approccio possibile in democrazia: quello pragmatico (o del male minore). E dunque, posto che il problema delle gravidanze indesiderate pare realisticamente ineliminabile in che modo è possibile ridurre il ricorso all’aborto? Da questo punto di vista, la tecnica dal sig. Gatti pare infinitamente più promettente (di sicuro meno velleitaria) dell’idealismo del sig. Carcano.

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