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La sequenza infinita di occasioni perdute

24 Marzo 2010 alle 14:30

Berlusconi, parlando dell'arresto di Frisullo, ha detto che quelli sono magistrati seri ed onesti, che fanno solo il loro lavoro, e che i magistrati politicizzati sono esclusivamente di sinistra. Magari, anche se apparentemente non gli conveniva, avrebbe potuto solo accennare al fatto che questo episodio fornisce comunque un'ulteriore conferma della necessità di riflettere sul problema di una magistratura che condiziona o travolge, ormai sistematicamente, le logiche di un confronto politico democratico e anche su quello del ricorso spesso facile, troppo facile, all'arresto dell'indagato. Oggi D'Alema, in un intervista su un importante quotidiano, afferma che il tema dei magistrati sollevato da Berlusconi è esclusivamente un pretesto, per nascondere il solito giochino di trasformare ogni elezione in un referendum su di lui. Magari, anche se apparentemente non gli conveniva, avrebbe potuto solo accennare al fatto che il problema di magistrati che con la loro azione alterano le regole fondamentali del gioco democratico, anche se spesso è usato dalla destra come pretesto, però esiste, è molto serio e deve essere affrontato. Probabilmente è una visione ingenua la mia. E probabilmente in politica non avviene comunque come nella vita privata, nella quale avere, in alcuni momenti, il coraggio o la lungimiranza di dire anche solo una parola o una breve frase in più può fare davvero la differenza, e cambiare la natura e le dinamiche di un rapporto e di un confronto. Di fatto, per chi sta aspettando che lo scontro politico in Italia inizi finalmente a essere fondato innanzitutto sulla razionalità e sul principio di realtà, lo spettacolo offerto sembra invece quello di un'eterna e logorante sequenza di occasioni perdute.

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