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Distorsione coatta.

24 Marzo 2010 alle 15:00

Abusarne o centellinarle? A strascico o mirate? Il fenomeno intercettazioni è ormai anomalo indipendentemente dal suo livello quantitativo; ciò perché esso non è, sempre più spesso, punto di partenza per la ricerca di prove di reato e riscontri, ma un appiattimento senza approfondimento su una facile carcerazione preventiva, questa finalizzata all’umiliazione e allo sfiancamento della persona con l’intenzione di strapparle una comoda confessione. Tale modus operandi si sta portando dietro, lo abbiamo sentito, eccome se lo abbiamo sentito ultimamente, una distorsione ancora più grave anzi aberrante. Infatti il giudice, agendo così, si trova costretto a giustificare una carcerazione preventiva non più con motivazioni da codice penale, inquinamento delle prove (quali prove se non si sono cercate e trovate?), reiterazione del reato (quale reato se non si è cercato e trovato?), pericolo di fuga (questo possibile visto che pochi uomini sono disperati come gli ingiustamente accusati), ma con spiegazioni da santone della giustizia tipo “si resta in carcere perchè non si è presa coscienza e dimostrato sufficiente pentimento”. Siamo ad una distorsione di sistema coatta.

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