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Pubblicazione arbitraria di atti penali vietata per legge

23 Marzo 2010 alle 14:30

Mi è capitato tra le mani una copia di "Avvenire" del 27 febbraio, destinata al macero, dove ho trovato un intervento di Giulio Gavotti (Presidente onorario della Corte di Cassazione e già membro del Consiglio superiore della magistratura: insomma un magistrato in pensione - categoria che va in pensione ben oltre i 65 anni canonici previsti per le persone normali): ci informa che per le intercettazioni "la legge da rispettare c’è già" (titolo). Nel corpo dell'intervento: "È noto che l’art. 684 Codice Penale vieta la pubblicazione arbitraria di atti di un procedimento penale disponendo che chiunque pubblica, in tutto o in parte, anche per riassunto o guisa di informazione, atti o documenti di un procedimento penale di cui è vietata per legge la pubblicazione, è punito con l’arresto fino a trenta giorni o con l’ammenda da euro 51 a 258". Da povero uomo della strada, ora ho un'informazione in più, ma anche un novello dubbio assillante: i magistrati lo sanno? Almeno quelli che dovrebbero punire la violazione, cioè tutti, visto che non si può sapere a priori a chi può toccare giudicare. Detto questo, temo che la pena edittale sia un pò (un pò tanto) scarsina (anche senza considerare i benefici vari che inondano la legislazione italiana): anche nel Paese più garantista del mondo. Garantismo che mi andrebbe benissimo, se usato per tutelare le persone per bene... Condanna a decine di euro? A giorni? A mesi? Ma fatemi il piacere... (come diceva un comico intelligente). Altro che limitare le intercettazioni! Bisogna rifondare il sistema giustizia, sul quale si basano tutti gli altri sistemi, a cominciare dalla scuola, il numero uno. Ma l'articolo 684 è per i giornalisti o per la fonte infedele? E l'infedele chi sarebbe? Chi ci prova (libero) o chi ci sta (adultero)?

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