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Emma, la bella e le arrabbiate

5 Marzo 2010 alle 13:15

Ero capitata a una cena in piedi in una serata post-elettorale, voto europeo, di qualche anno fa, doveva essere il 1999. Pubblico per lo più femminista, con varie sfumature della gauche salottiera, i vari ospiti avevano approfittato del proporzionale in vigore delle europee per scatenarsi in scelte eccentriche. Ricordo che a un certo punto arrivò la più bella della festa, esitante, sola. Alla domanda vagamente intimidatoria su chi avesse votato, rispose con candore che aveva fatto appena in tempo per depositare prima della chiusura dei seggi una scheda per Emma Bonino. Mai stata radicale, aggiunse, ma le sembrava che l’eurodeputata avesse fatto un buon lavoro in mezzo mondo. Non fece in tempo a finire la frase che la padrona di casa con aria cattiva appena smorzata dall’ironia esclamò con un po’ di birignao: - Brava, voti la più destra che si possa immaginare, una Thatcher dei poveri, la liberista che vuole privatizzare tutto, quella che lotta contro i sindacati, contro le trattenute per la tessera sindacale… -Già, disse un’altra, voleva far fare la dichiarazione dei redditi anche agli operai per dimostrare che sono evasori come i loro padroni… Da lontano una voce commentò: - ma è più a destra di Berlusconi! Insomma, misero in mezzo con molti risolini la dolce ingenua, distruggendo da un punto di vista di classe la sua beniamina. In questi giorni mi è tornata in mente la scena e penso a quelle scatenate che si apprestano a votare Emma, stavolta come eroina di quel che resta della sinistra.

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