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E' la cricca bellezza!

19 Febbraio 2010 alle 12:30

Scanso agli equivoci: lo so che mi sto accodando al titolo di Giuliano Ferrara in maniera opportunistica, ma lo faccio a fin di bene. Lo faccio perchè l’articolo "nè può, nè deve" restare un pezzo isolato nell'alveo del giornalismo politico di denuncia. Primo, perché non si tratta di denuncia, ma di una cruda analisi di quella serie di fenomeni tipicamente umani che vanno sotto il nome di insinuazioni, apparenze, subliminalità, ambiguità e manipolazioni intellettuali, mirate a raggiungere uno scopo strategicamente delineato sebbene abilmente nascosto. Secondo, perché pone l’accento su quanto questi fenomeni, se dall’uomo trasmigrano alla stampa, diventano un terribile cancro, per la potenza oggi acquisita dalla stampa stessa. Terzo, perché Ferrara distrugge - finalmente e definitivamente - quella visione romantica, a cui ancora molti si rifanno, di un giornalismo neutro e sopra le parti che ha a cuore la realtà e non la menzogna, il racconto dei avvenimenti e non le opinioni abilmente servite al lettore come fatti assodati. Ora, scoperto il bubbone (la cricca) bisognerebbe cominciare a pensare alla cura, anche se il quadro è desolante: purtroppo abbiamo superato il confine, non solo fisico, tra una certa stampa “assetata di denaro” che lavora per vendere più copie (filosofia giornalisticamente riprovevole, ma economicamente tollerabile) e una certa stampa “assetata di potere” che mira a scardinare non solo un governo, ma una classe politica e una abbondante porzione di popolo (filosofia giornalisticamente disonorevole e democraticamente inaccettabile). Purtroppo per ora non ho idea di quale terapia potrebbe funzionare. Una “class action” verrebbe rintuzzata e resa silente da una certa magistratura. Allora mi viene in mente solo un vecchio detto: a bandito, bandito e mezzo

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