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Retrospettiva sulla giustizia

17 Febbraio 2010 alle 10:07

Quand'ero giovane la giustizia procedeva austera e, se aveva un difetto, era quello di nascondere in scaffali ben custoditi (e magari in casseforti) gli atti riguardanti i politici. Quando ho raggiunto la maturità, cosa che allora avveniva prima dei trent'anni, comparvero i pretori d'assalto, che sparavano sequestri su tutto il territorio nazionale (dalle monete da centomila, ai vasetti di carne "plasmon" per neonati). Fu varato il processo del lavoro, che in poche settimane distribuiva sonore sberle ai datori di lavoro. Seguì un periodo di calma, prima che scoppiasse tangentopoli: un intero mondo politico spazzato via in pochi anni da un incontrollabile tsunami. Bastava? No e si cominciò a volgere acute attenzioni agli stessi giudici. Facile anche questo. E, in vista del traguardo pensionistico, ho assistito ad una ripresa a tutto campo: contro i politici, i professionisti, gli imprenditori... gli stessi magistrati. Continuava a mancasre, non so perché, una sola categoria di intoccabili: i sindacalisti. E ancora: dai giudici di pace, alla Cassazione, un fiorire di provvedimenti sbalorditivi (per il popolino che non fa testo), ma in tempi sempre più lunghi: sembra che una causa (di eredità, nulla di che) sia in corso da 45 anni.E sono arrivato ad apprendere che un giudice ha scritto, in un provvedimento formale (non in una lettera ad un amico), di aver dovuto decidere contro la proprio coscienza per colpa di una sentenza della Corte Costituzionale. E questo in un mondo in cui tanti suoi colleghi si permettono le più ardite interpretazioni delle leggi dello Stato. La prossima? Apprendere che un giudice ha scritto un provvedimento in contrasto con una decisione della Corte? Magari! Il meglio si raggiungerebbe con libere interpretazioni delle leggi, basate su moderne ideologie. Magari contribuendo ad ingrossare il tempestoso oceano di leggi con altre espressamente create alla bisogna. E ci sono buoni segnali.

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