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Onniscienza

11 Febbraio 2010 alle 13:40

Il giudice anti – “qualcosa” è un ossimoro, un’invenzione recente della nostra barbarica italianità che, avendo fatto piazza pulita del passato e della memoria, ha perso il contatto con le fonti, riducendo lo studio del diritto ad una ricognizione asistematica dei vari settori normativi senza che sia più possibile ricostruire le figure generali (schemi) e le tecniche interpretative e argomentative che assicurano un’applicazione coerente, serena, “scientifica” del diritto stesso. Non esistendo più il giurista ma il “tecnico” del diritto, cioè il “gestore” di nozioni enciclopediche del diritto, prive di colleganza sistematica e inidonee, pertanto, a fondare una cultura giuridica, il giudice moderno rischia di non avere più alcuna difesa rispetto al proprio personale bagaglio di “pre-giudizi”, e di giudicare professionalmente, e quasi esclusivamente, in base ad essi. Lo juris dicere, allora, non è più la esatta qualificazione di fatti, alla luce di parametri normativi inequivoci, finalizzata alla decretazione, o meno, della loro illiceità, ma il tentativo abnorme (illegale) di ricostruire l’intero passato epocale, la storiografia totale dell’imputato, certi del fatto che (proprio in base al pre-giudizio) qualcosa di illecito dovrà pur emergere. Il processo penale si fa commissione d’inchiesta parlamentare: riemergono prassi e mentalità prettamente inquisitoriali: siccome il male è ovunque, con tempo sufficiente si avrà modo di scovarlo e debellarlo. Se ne esce solo ristabilendo il primato della polis e della politica, in una parola, della cultura. Ma siamo innamorati dei tecnici, e quindi…

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