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Bettino (o) Craxi

19 Gennaio 2010 alle 18:00

La pietà è un dovere. Ogni uomo che soffre è l’emblema di un’umanità patetica condannata a subire le tirannie del tempo che corrompe e della volubile fortuna. Piangendo l’altrui sventura ciascuno presagisce la propria. In questa dimensione i giudizi morali non sono solo arbitrari, sono irrilevanti. Pietà per gli uomini dunque, e pietà per Bettino Craxi, uomo tra gli uomini; pietà per la sua sofferenza e la sua morte. Si proclamò esule perseguitato, secondo le leggi degli uomini immotivatamente. E puerile pretendere che la sua penosa morte valga ad assolverlo dinanzi al tribunale della storia. Che non fosse il solo né il peggiore, che vantasse meriti di statista, che agì con leggerezza e disinvoltura tra colleghi leggeri e disinvolti: tutto ciò e altro ancora non basta a porlo al di sopra della legge che ha ignorato. Se è un errore ricordarlo solo per le sue colpe, è immorale fingere ora che quelle non esistano. Farne un padre della repubblica significa trasformare la pietà dovuta all’uomo in un giudizio di valore sulla qualità del suo operato, delle sue scelte e del suo agire. Significa fare dell’osservanza della legge un elemento accessorio; suggerire che si possa essere buoni (anzi, illustri) cittadini anche contravvenendo alle regole comuni. Non mi pare se ne avverta il bisogno.

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