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Capolinea?

15 Gennaio 2010 alle 12:19

La mancata detassazione irrita, ma i motivi addotti (crisi, debito pubblico) avviliscono: sono motivi propri di un governo incapace di “cambiare l’Italia”. Presentare come un merito il non aumentarle, lo sarà rispetto a un centrosinistra che di sicuro l’avrebbe fatto; ma in sé è solo un segno di impotenza riformatrice. Chi vota centrodestra sa che il vero eterno motivo di una indecente pressione fiscale è un bilancio statale parassitato e assistenzialista, non il debito pubblico o la crisi. Debito? Qualunque sia il suo livello, è un imbroglio ridurre le tasse aumentandolo, perché il gruzzolo lasciato in tasca al contribuente viene riportato a suo debito nel librone dello stato. Crisi? E’ un imbroglio rimandare la riduzione alla ripresa economica, ovvero dire agli italiani che se la devono sudare producendo di più: l’incremento del PIL si è sempre e solo tradotto in maggior gettito e maggiori spese statali, il che è inevitabile finchè non si riforma la bestia ingorda. L’unico modo virtuoso di ridurre le gabelle è compensare il gettito minore (salvo effetto Laffert) con tagli alla spesa improduttiva e parassitaria, se c’è (e caspita se c’è). Questa è la convinzione, questa è la promessa che quindici anni fa ci unirono a destra. Se qualcuno se ne dimentica… be’, forse è arrivato al capolinea. L’imposizione fiscale è il nocciolo d’ogni politica interna: nucleo della Magna Charta (1215), il fondamento della costituzione inglese, fu un accordo fiscale tra re Giovanni e i suoi baroni; e motivi fiscali furono all’origine della ribellione dei coloni inglesi. Figuriamoci se motivi fiscali non sono sufficienti a prendere le distanze da un transitorio partito politico.

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