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Pane al pane

5 Gennaio 2010 alle 17:30

Va dato atto a Stagnaro del coraggio con cui ripropone dogmi neo(?)liberisti a distanza di appena un anno dal fallimento epocale di questa visione del mondo. E' vero che il consumo è il motore della crescita, ma non è questo il punto. Alla base di tutto vi è la fede (è il solo termine possibile..) nella capacità dell'economia di mercato di assicurare la migliore distribuzione possibile della ricchezza e del benessere. Ma così non è. Non solo il mercato non è strutturalmente in grado di assicurare la distribuzione più giusta, che consenta la necessaria coesione sociale, senza bisogno di dover imporre l'ordine con la forza; ma spesso fallisce anche nell'obiettivo minimo, quello di garantire una distribuzione più efficiente. Nel mondo ideale di Stagnaro, lo spreco è una categoria meta-economica; esso, in quanto tale, semplicemente non può esistere, in quanto il mercato per definizione è in grado di allocare le risorse a chi le valuta di più, non “sprecando” nulla. Basta dare un'occhiata in giro per misurare lo scarto tra la realtà e questa rappresentazione mitica. Gettare via il pane significa assegnare ad esso valore pari a zero; ma esistono persone (non necessariamente nell'Alto Volta) per le quali quello stesso pane avrebbe valore positivo, anche al netto dei costi di acquisizione; questo a prescindere da ogni considerazione etica, peraltro significativa. In altri termini, il mercato aumenta la dimensione della torta, ma non è in grado di attribuire a ciascuno la fetta in modo efficiente (men che mai in modo equo); solo la “buona” politica può rimediare a questi errori.

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