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Non solo pane

5 Gennaio 2010 alle 13:25

Da oltre 30 anni lavoro nel settore alimentare e so che, per moltissimi prodotti, la data di scadenza è puramente organolettica (perdono il gusto, la fragranza). Però rimangono commestibili e mantengono i nutrienti. Penso che si potrebbero inserire due date di scadenza per i prodotti, la prima, quella organolettica rimane quella attuale con tutte le implicazioni che ne derivano. La seconda quella di utilizzo che permetta alle associazioni benefiche di utilizzare questi prodotti per i bisognosi. Qualche esempio: lo zucchero, è un conservante naturale, non ha praticamente scadenza; i prodotti da forno, escono da una temperatura di 220°C, perciò sterili, vengono immessi in atmosfera modificata e sigillati in sacchetti ermetici, si possono tranquillamente mangiare anche dopo la scadenza. Formaggi e latte fresco, durano senz’altro qualche giorno oltre la scadenza: io a casa mia, quando capita, anche se raramente, bevo il latte scaduto da un paio di giorni senza che mi venga neppure un mal di pancia. Un litro di latte scaduto viene buttato via, be’ credo che ci sia parecchia gente che vorrebbe potercisi nutrire. Naturalmente dopo la prima scadenza gli alimentari non potranno più essere venduti, tale quale come avviene ora, ma una volta ritirati dai banconi dei supermercati potranno venir ritirati alle parrocchie, dagli enti di beneficenza, insomma da tutti quegli enti che sono organizzati per metterli a disposizione di chi ne ha bisogno. Si eliminano gli sprechi e si aiutano i più deboli a costo zero.

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